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Pagine con la scelta minimalista di una riviera (quella orientale-ionica), area di snodo a sud dello Stretto di Messina, lo “scill’e cariddi” odissaico e darrighiano, col carico evocativo, metaforico, di cui questo luogo topico dell’umanità è da sempre portatore.

E allora ,sì, dallo Ionio (e dal Tirreno, nel “duemari” che ci ha allevati) lo Stretto, possibile valore, al tempo stesso concentrazione e apertura, passaggio e barriera, “oceano” domestico e “ponte” (esso, sì, davvero, in natura), confine terracqueo e teatro del mito e della storia, luogo d’incrocio e dialettica di natura e cultura, l’omphalos  dell’emergere del resto delle nostre terre e delle nostre vite, il perpetuarsi ciclico della “lissa” e le improvvise novità terribili della faglia sottostante.

Forse solo perchè  la visione della rema,  l’alterna corrente del mare dell’essere  (dove Jonio e Tirreno, e,  con essi, le terre e gli uomini, si scambiano sovente i connotati, per  citare Bartolo Cattafi) talora sembra suggerirci di dire e fare,  semplicemente.

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