Archivi categoria: Fuori sacco

messaggio della Domenica

resiste, persiste, in questa compresenza

d’amore delle voci –

ad ogni chiacchierata, battuta, motteggio,

conversazione, assieme a te, tra noi e tutti voi

(un voi che non ci basta, ché ci ricomprendete

tutti dentro un noi, un noi d’ennesimo abbraccio),

vive il continuo dell’apertura oltre le croci,

la fiumara in piena, del giardino,

verzura, assoluto paesaggio

del nostro comune discorso ininterrotto…

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Carteggio XIII : scommessa nodo passaggio compresenza, nella poesia (di Enrico De Lea)

Carteggi Letterari - critica e dintorni

P_20140308_171957Ripropongo, con qualche “correzione di tiro” e con qualche decisiva modifica,  alcune mie riflessioni, apparse in una precedente nota sul mio blog.


La creazione poetica rappresenta sicuramente la parte più viva, vivace, ricca di presenze, fertile di intuizioni, della letteratura contemporanea, e non solo in Italia.  Noi in particolare soffriamo, oltre che della perdita di nomi come Raboni, Luzi, Sanguineti, Zanzotto, Giudici e, in ogni caso, sia dal punto di vista simbolico che materiale,  della cancellazione del poeta come figura pubblica, del suo ruolo “sociale” (cancellazione “consacrata”, ab origine,  dall’assassinio di Pasolini),  altresì, del sempre maggiore peso –  proprio nel senso mercantile, come i “pesi” delle vecchie stadere o bilance – del sistema dei media, che ha scelto “senza scegliere”, in qualche modo ratificando  il linguaggio del “cantautore” come unico linguaggio “poetico” ammissibile, linguaggio piano, comunicativo, che non pone problemi, che, in fondo, rassicura, nelle scelte estetiche, formali e…

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ELISABETTA MALTESE

Elisabetta Maltese nasce a Roma, dove si sta laureando in Medicina e Chirurgia.
Di origini siciliane e liguri, le sue radici sono la musica e la scrittura che l’accompagnano da sempre.
Con la prosa ha vinto diversi concorsi ed è stata pubblicata su riviste letterarie, antologie e blog del settore.
Per i tipi de La Vita Felice ed. ha pubblicato la raccolta “Per tre lune” (2012).

***
endecasillabi

Io scrivo per legittima difesa
sono in piazza e lo striscione è di rosso
rabbia per chi non può persino inchiostro
il suo diritto e il mio dovere urgente
grido a rigo di voce sulla carta
di donne figli uomini e di animali
fatti minimi storie da sfatare
che non mi basta il dire o ragionare
è troppo poco – fa vergogna – e allora
conto le mie sillabe come note
di un notturno ne seguo l’incombenza
il suo eseguirlo adagio come posso
restituisco alla mia fortuna il volto
in ombra a rendere più sopportabile
del giorno il piccolo da trasformare.

***
carta vince pietra

C’è una misura sottile uno spazio
fra le parole quasi un punto e virgola
volubile come nuvola a marzo
incerto come respiro di donna
in resa o amore. È distanza difficile
da misurare e a guardarla il sorriso
si finge sasso bianco e scintillio
di sguardo, confuso. Eppure
chiude il cerchio delle dita intrecciate
prima del dopo libero di andare.
E si rinasce si rinasce sempre
ché carta vince pietra lo sappiamo
da bambine.

***

i figli si baciavano di notte

E per quanto difficile sia stato
fuggire dal cortile è stato facile:
l’assenza delle radici mia alleata
e il sole, ché i figli non si baciano
di notte – solamente. Adesso che
oltre la corteccia mi conto i giri
e i nodi, scopro che siamo invecchiati
tutti tranne i divani, delicati
alla capriola adatti alla stazione
eretta. Curva, rivolgo le braccia
altrove dove non sia solo terra
e il freddo è la stagione della lana.
Ma non dimentico.

***
nomi di circostanza

Non è stata la morte a spaventarmi.
L‘ho vista mentre ti stringevo, caldo
di sangue interrotto, la pupilla distante
– no, non mi fa paura.
Cancellare tutte le tue impronte
i vestiti, la tazza del mattino
è tutta un’altra cosa.
Se proprio dovete starmi in casa
lasciatemi il riparo da parole
di circostanza mettete su il caffè
e non chiamate amore
questo lasciarti andare.

***
una sopra l’altra

Le parole sono andate. Da tempo
si erano incamminate scordando
alcune lettere in gola, impigliate.
L’andarsene non prevede ritorno
– nel silenzio, riposo
pietre davanti alla porta di casa:
se torneranno saranno di sasso.

***
trasloco

Misuro
il dolore in ascesa a settentrione:
«Ora arriverà la fine» mi dico
mentre gioco di anticipo scrivendo
sul citofono il mio nome e cognome.

***
limoni

Non mi resta che andare.
Prima devo avvicinare le costole
fiocando ogni battito da sipario
(ultimo) sguardo
e intrecciata a una biscroma sarò
nota. Se torno sarà per posare
limoni gialli sul tavolo.


L’OLIVO (di Guido Ballo)

Guido Ballo, poeta, critico d’arte e letterario, è stato un protagonista del Novecento artistico. Nato ad Adrano (CT) nel 1914, il suo percorso di uomo di cultura è in gran parte segnato dalla presenza di Milano, dove visse dal 1939 e dove si legò ad artisti come Arnaldo Pomodoro e Lucio Fontana ed a poeti come Vittorio Sereni e Giovanni Raboni (e dove scomparve nel 2010). Docente all’Accademia di Brera di Milano, fu un grande innovatore nell’arte e nella poesia. Curò grandi mostre (quelle dedicate a Boccioni, Fontana, Munch e “Le origini dell’astrattismo”) e fu autore di diversi volumi dedicati all’astrattismo ( “Occhio critico” 1 e 2, “La storia dell’arte italiana”, “La mano e la macchina”) e si occupò di arte e letteratura sulle terze pagine dei quotidiani Avanti! e  Corriere della Sera. Come poetà pubblicò varie sillogi, tra cui L’albero poeta(1966), con acqueforti di Enrico Baj e Lucio Fontana, I ricatti (1969), Mad (1970), Alfabeto solare (1973) e Sicilia controcanti (1975).

Non ignorando il rapporto tra parola e oralità della stessa, nel ’72 pubblicò un disco, Metràpolis, in cui recita alcune sue poesie con un accompagnamento musicale.

Da Sicilia controcanti (1975, Guanda ed.) – raccolta di testi poetici, a partire dal dato memoriale, in cui il gusto poetica per la nominazione è tutt’uno con la passione filologico-etimologica – proponiamo il testo L’olivo (E.D.L.).

***

L’OLIVO

L’olivo di Sicilia    elàifa    elàia

olìvum    sui declivi    foglie lievi

che fremono al vento    elàion

lèios    òleum    si contorce al

sole    nel tronco    nei rami

con nodi antichi    àlev    per dare

tutto    di sè    elàia    olìvum.