Gianluca D’Andrea – Inediti

Sul viso queste linee perfette
che la luce bagna appena
rendendo

linee dall’alto che sfaldano la luce
ricadendo sulla bambina che dorme,
sui lineamenti dritti, dolci, verticali

il viso della bambina è diverso
cambia come il giorno
come ogni giorno cambia
per assomigliare a se stessa, diversa,
al diverso che cederà nel nulla
che già l’accompagna, rendendo
possibile la sua presenza attuale,
eterna.

Sul viso quelle linee perfette
ogni giorno perfette nella loro incoerenza
col perfetto, che è sempre visione.

La mia visione è qualcosa che vuole arrendersi
e non celebrare.
Ancora, ogni tanto, combatto con la mia resa,
la lingua diventa l’eco di un campo,
una lancia sospesa nel lancio,
non cade, continua a saltare
da un obiettivo a un altro,
la mia resa non ha obiettivi,
non sa definirsi, si bagna appena
rendendo

***

ASPETTAVO LA STORIA DI UN QUADRO MILLENARIO

Vedevo lo spettro nell’immagine
lenta, che rallentava gradualmente
fino a bloccarsi; per un istante
le figure si muovono appena:
case sullo sfondo, dentro un parco
bambini e famiglie, madri per lo più,
compiono le loro azioni necessarie.
I colori vividi di un pomeriggio di aprile,
caldo – dentro il quadro mia figlia e mia moglie
nel loro angolo, sedute sulla ghiaia.
Aspetto ancora un po’ prima di entrare,
ho il tempo di sperare che qualcuno
colga da un altro spiraglio il quadro,
che il tempo senza tempo sia ricordato
in molti modi, senza nostalgia,
senza la mia stessa speranza,
nell’oblio di un ricordo che non può essere ricordato,
nella compassione lontana
di chi, alla deriva, non ne sa parlare.

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viaGianluca D'Andrea – Inediti.

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