ELISABETTA MALTESE

Elisabetta Maltese nasce a Roma, dove si sta laureando in Medicina e Chirurgia.
Di origini siciliane e liguri, le sue radici sono la musica e la scrittura che l’accompagnano da sempre.
Con la prosa ha vinto diversi concorsi ed è stata pubblicata su riviste letterarie, antologie e blog del settore.
Per i tipi de La Vita Felice ed. ha pubblicato la raccolta “Per tre lune” (2012).

***
endecasillabi

Io scrivo per legittima difesa
sono in piazza e lo striscione è di rosso
rabbia per chi non può persino inchiostro
il suo diritto e il mio dovere urgente
grido a rigo di voce sulla carta
di donne figli uomini e di animali
fatti minimi storie da sfatare
che non mi basta il dire o ragionare
è troppo poco – fa vergogna – e allora
conto le mie sillabe come note
di un notturno ne seguo l’incombenza
il suo eseguirlo adagio come posso
restituisco alla mia fortuna il volto
in ombra a rendere più sopportabile
del giorno il piccolo da trasformare.

***
carta vince pietra

C’è una misura sottile uno spazio
fra le parole quasi un punto e virgola
volubile come nuvola a marzo
incerto come respiro di donna
in resa o amore. È distanza difficile
da misurare e a guardarla il sorriso
si finge sasso bianco e scintillio
di sguardo, confuso. Eppure
chiude il cerchio delle dita intrecciate
prima del dopo libero di andare.
E si rinasce si rinasce sempre
ché carta vince pietra lo sappiamo
da bambine.

***

i figli si baciavano di notte

E per quanto difficile sia stato
fuggire dal cortile è stato facile:
l’assenza delle radici mia alleata
e il sole, ché i figli non si baciano
di notte – solamente. Adesso che
oltre la corteccia mi conto i giri
e i nodi, scopro che siamo invecchiati
tutti tranne i divani, delicati
alla capriola adatti alla stazione
eretta. Curva, rivolgo le braccia
altrove dove non sia solo terra
e il freddo è la stagione della lana.
Ma non dimentico.

***
nomi di circostanza

Non è stata la morte a spaventarmi.
L‘ho vista mentre ti stringevo, caldo
di sangue interrotto, la pupilla distante
– no, non mi fa paura.
Cancellare tutte le tue impronte
i vestiti, la tazza del mattino
è tutta un’altra cosa.
Se proprio dovete starmi in casa
lasciatemi il riparo da parole
di circostanza mettete su il caffè
e non chiamate amore
questo lasciarti andare.

***
una sopra l’altra

Le parole sono andate. Da tempo
si erano incamminate scordando
alcune lettere in gola, impigliate.
L’andarsene non prevede ritorno
– nel silenzio, riposo
pietre davanti alla porta di casa:
se torneranno saranno di sasso.

***
trasloco

Misuro
il dolore in ascesa a settentrione:
«Ora arriverà la fine» mi dico
mentre gioco di anticipo scrivendo
sul citofono il mio nome e cognome.

***
limoni

Non mi resta che andare.
Prima devo avvicinare le costole
fiocando ogni battito da sipario
(ultimo) sguardo
e intrecciata a una biscroma sarò
nota. Se torno sarà per posare
limoni gialli sul tavolo.

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